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LA LEGGENDA DELLA CAMERA 520

di Aldo Guzzo

 

La stanza d’artista di Marina Giannobi nel Malaca Instituto riporta agli avvenimenti medioevali e al destino intorno agli antichi libri conservati nelle biblioteche delle abbazie benedettine. Le epoche storiche attraversate dai monasteri, le successioni, la decomposizione della carta, consumano e disperdono nei secoli i volumi, le loro pagine, le frasi.
 
Per la realizzazione della stanza, durata 13 settimane, l’artista ha agito su alcuni libri della biblioteca del Malaca Instituto come la storia agisce su quelli custoditi nei monasteri. Nel lavoro di Giannobi e nel suo soggiorno, il Malaca Instituto è diventato una abbazia; entrando nella biblioteca dell’Instituto ha prelevato le pagine da alcuni testi dimenticati o lasciati da allievi del passato, e smembrato i libri con la stessa cura e perizia con cui i restauratori monaci li salvano dalla disgregazione e dissoluzione.
Le pagine tagliate dai volumi sono state poste dall’artista sulle pareti della stanza in una composizione frammentata, come a indicare le sorti del tempo sui testi, e immerse in un mosaico di altri fogli e parole riferiti a certi episodi della sua vita. Associando agli episodi alcune frasi selezionate, l’artista sembra voglia ridare memoria ai suoi momenti e conferire loro un senso prelevandoli dall’oblio e dalla sparizione.
La camera di Marina Giannobi si è così trasformata nel luogo delle pagine prese dai libri della biblioteca, 12 pagine ciascuna da un libro diverso, un libro per ogni settimana di lavoro nella sua abbazia. Quali sono questi volumi, in quale punto delle pareti si trovano le loro pagine, quali i riferimenti alla sua vita, rimane il segreto che connette la stanza, la biblioteca, e i suoi ricordi.
Giannobi ha però aggiunto e privilegiato un libro intonso racchiuso nella teca bianca accanto alla scrivania della camera, il 13esimo libro, il più importante. E’ La voz a ti debida di Pedro Solinas. Da esso ha estratto una frase e posta in vista sulla parete sopra i letti, a caratteri grandi, come un verbo. C’è chi sostiene che la frase indichi la comprensione dell’enigma e la verità celata nella stanza.
In questa storia La voz a ti debida è diventato il testo sacro dell’ordine del Malaca Instituto.

Si dirà forse un giorno tra i corridoi della scuola “…da un’artista donna che qui soggiornò e qui raffigurata in una scolorita sagoma posta nell’armadio, la habitacion 520 ricevette una rete di simboli e connessioni intellegibili, di carte e pronomi che hanno conferito alla camera una vita propria, un racconto di cui i suoi ospiti continuano ancor oggi a parlare alimentandone il mistero, quello della donna che vi passò, e dei 12 libri ancora nascosti nell’abbazia. Nella habitacion 520 si trova una targa dove si legge il nome dell’artista che consegnò al Malaca Instituto la trama e la storia di questo mito.”
E gli ospiti della stanza saranno trasformati in archeologici impegnati a svelare tra i rebus sulle pareti l’enigma delle pagine sottratte alla biblioteca, in storici che assumendo La voz a ti debida come codice e guida domanderanno e indagheranno su quelle settimane vissute dall’artista e sulla leggenda della stanza “Marina Giannobi” tramandata nel tempo dagli studenti del Malaca Instituto.